Foto - Federazione Cantonale del Costume Ticinese

Federazione Cantonale del Costume Ticinese
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Costumi nel Ticino

Nel 1984 l'Associazione del Costume Ticinese (ora Federazione Cantonale del Costume Ticinese), ha realizzato l'almanacco Costumi nel Ticino.
Riproponiamo le fotografie eseguite da Aldo Morosoli, consulenza e testi dell' allora presidente Ebe De Gottardi.



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Sul sentiero che fiancheggia la storica chiesa di San Pietro a Biasca sosta una famiglia con i tipici costumi della Riviera. Infatti gli abiti femminili di cotone o di tela di lino, tessuta fine, si distinguono per la vita corta e la ricca gonna lunga e vengono allacciati con cordoncino, senza bottoni. Quelli maschili sono confezionati con fustagno o panno. Adulti e bambini vestono in modo uguale.


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La giovinetta della Valle di Blenio sotto al caratteristico bolero indossa una gonna con il corpino di cotone e la camicetta di lino bianco. Era costume, per difendersi dal freddo, sovrapporre alla cuffia, chiamata oveta, il fazzoletto da testa. Il vestito della donna è composto da un'ampia gonna e da una giacca di mezza lana con il grembiule di seta cangiante.


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Questi costumi erano di moda in tutta la Leventina. L'alpigiano con il cappello di feltro, la blusa di lino o di cotone, i calzoni di fustagno o di cuoio e le zoccole ferrate; le donne con il vestito intero di mezza lana e il grembiule di seta cangiante per i dì festivi; la camicetta e il grembiule di lino e di cotone per i dì feriali. Le cuffie di lino o di cotone venivano ornate con pizzi fatti a mano.


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Le mura del Castello di Montebello di Bellinzona fanno da cornice al gruppo che veste come gli abitanti della zona verso il 1800. Calzoni e giacche di panno o fustagno, cappello di feltro, calze di lana o cotone, camicie e camicette in cotonina o lino. Il vestito che indossa la donna seduta è da lavoro; quello della giovane in piedi è stato confezionato secondo il modello tolto da una stampa del 1750.


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Pure in Leventina le famiglie benestanti (patrizie e borghesi) per la confezione dei loro vestiti usavano stoffe di broccato, damasco (gonna e corpetto), seta, lana (scialle e grembiule), lino, mussola (camicie), filo di canepa (guanti e merletti), panno (giacca, gilé e cappello), lino tessuto spesso (calzoni) e scarpe (pelle nera).


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Con il completo e il berretto di fustagno nero, il ragazzo spazzacamino delle Centovalli seguiva l'adulto in terra straniera. L'amico pastore, saliva sugli alpi protetto da una mantellina di panno o di lana, (al posto della marsina), la borsa di lino greggio o di canapa (per il sale) a tracolla e la camicia di tela. Il vestito della giovane è di mezza lana, e sulle spalle era uso portare lo scialle lavorato a mano.


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Numerose famiglie, cosiddette borghesi e patrizie, convenivano nella regione dei laghi Ceresio e Verbano (mercati, fiere, gite ecc.); indossavano costumi che si addicevano al loro rango confezionati con stoffe di broccato, seta, lino, fustagno, panno, e si ornavano i capelli con la preziosa raggiera d'argento di manzoniana memoria.


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Qui il gruppo dei malcantonesi. La donna con i guanti e il libro di preghiera in mano porta un vestito di mezza lana operata, il grembiule di seta e lo scialle di cotone. Al suo fianco l'uomo con completo di fustagno. Ambedue sono vestiti a festa. Le due giovani indossano vesti e grembiuli e scialli di cotone. L'uomo, alle loro spalle, porta la camicia di tela di lino, i pantaloni di fustagno, calze di lana ruvida e il cappello di panno.


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Nella Valle Verzasca era uso portare il grembiule di lino, o di cotone stampato, allacciato sopra il seno, che copriva il pesante ed ampio vestito di saio, tela di lino, canapa o di mezza lana. Il bolero era di fustagno. L'uomo con i calzoni e i gambali di tela di lino calza gli zoccoli ferrati.


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Il binsc, vestito valmaggese, era confezionato con parecchia tela di lino o canapa tessuta in modo spesso. La camicetta di lino, assai lunga, proteggeva la pelle dal contatto diretto con la rude stoffa. L'uomo con sulle spalle il brei (gerla) e il ragazzo portano i pantaloni di tela, camicia di flanella l'uno, e di lino l'altro. Il dorso del gilé era sferruzzato con lana di pecora filata e foderato con canapa; il davanti di tela di lino.


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Intento al proprio lavoro il magnano della Valcolla, con il vestito di fustagno, è attorniato dalle sue clienti che indossano abiti di buon cotone stampato con sulle spalle il tipico fazzoletto di lana (giardino). Spesso gli abiti venivano abelliti con giri di nastri e spighette vistosi.


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Il vestito femminile delle donne dell'Onsernone si componeva di un'ampia gonna con attaccato il corpino (lana, mezza lana o cotone); sotto il corpino si indossava una camicetta, detta bincheta, del medesimo tessuto. Il grembiule in tono ai colori della veste era di cotone o di seta cangiante.


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"...Osservasi del pari anche fra noi che l'andare coperto di cenci è più famigliar cosa là dove si raccoglie molto vino, che non dove se ne manca del tutto. Metti di fronte la popolazione de' vigneti sia locarnesi sia bellinzonesi con quella delle montagne di Leventina, e vedrai. Le donne della Verzasca filano molto canape; e fa piacere il vederle co' grandissimi loro grembiali di non comune nettezza e candidezza. Quelle della superior Leventina fanno tela di lino di non dispregevole qualità. Quelle delle parti più meridionali con istrusa e filugello fannosi sottane e giubbe di color verde e di giallo. Gli uomini vanno adottando dove più dove meno lestamente i calzoni lunghi o pantaloni a vece delle brache. Ne' dì festivi alle berrette di cotone e di lana gli adulti sostituiscono per lo più il cappello. I giubboni color scarlatto veggonsi di frequente in alcuni paesucci della regione di qua del Ceneri. Calzoni di pelle di capra s'usano molto da que' di Colla nel Luganese, e di pelle di camoscio da Leventinesi e Valmaggioni. Gli artigiani tutti, che dopo uno o due anni di assenza ritornano da paesi forestieri, fanno gran mostra delle mode cittadinesce e di panni fini, e portano bei fazzoletti, alle sorelle ed a quelle che saranno loro spose, e che essi dopo alquanti dì, ritornado all'estero, lasceranno a casa sole e sopracariche di fatiche. Una volta i padroni cioccolattieri di val Blenio andavano vestiti di frustanico; ora s'acconciano alla moda. Pochi anni fa le loro donne vestivansi di semplici mezzalane tinte in rosso od in verde, adesso di panno, peluzzo, casimiro, circass, percalli secondo il clima e la stagione...".
Considerazioni tratte dal libro 'La Svizzera Italiana di Stefano Franscini', a cura di Piero Chiara con saggio di Giuseppe Martinola, pag. 121

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Nel 1835 Franscini scriveva:
"In Ticino le scarpe si usano nei giorni di festa e per l'inverno. Negli altri giorni si indossano le zoccole o si va scalzi."

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Ver. 17/0318
Auth. d.G.Riv
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